Intervista al segretario regionale – “Laurea in medicina, lavoro sicuro? A Genova si va avanti con gli over 55”

GENOVA – Anno 2020: negli ospedali mancheranno ortopedici, cardiologi, anestesisti, pediatri, ginecologi. I medici saranno sempre più anziani. Nel frattempo, però, ci saranno circa 14mila laureati in medicina senza un lavoro. A spasso. È il colossale paradosso denunciato dal sindacato dei medici del servizio sanitario nazionale, l’Anaao-Assomed, uno dei motivi del maxi sciopero che bloccherà ospedali e ambulatori in tutta Italia il prossimo 23 febbraio.

Una laurea in medicina, ottenuta dopo aver superato il test d’ingresso e sei anni di studio intensivo, potrebbe non essere più una garanzia. La colpa è del cosiddetto ‘imbuto formativo’. “Non c’è correlazione tra il numero dei laureati e i contratti validi per accedere alle scuole di specializzazione – spiega Giovanni Battista Traverso, segretario della sezione ligure dell’Anaao – Un giovane laureato, mediamente, ha il 50% di probabilità di entrarci. E oggi non è possibile esercitare la professione senza aver conseguito la specializzazione. Così avremo una situazione paradossale: mancherà personale negli ospedali ma ci saranno ragazzi disoccupati”.

Si stima che al termine dell’anno accademico 2020-21 ci saranno in Italia quasi 20 mila laureati in medicina. Un numero abnorme, nato da un’ondata di ricorsi che, nel 2013 e 2014, hanno permesso di ‘ripescare’ oltre 10 mila studenti. I posti disponibili nelle scuole di specializzazione saranno solo 6 mila o poco più. Così qualcuno andrà all’estero (formato a spese degli italiani, 190 mila euro a studente), oppure si aprirà uno studio o cercherà lavoro in strutture private. Gli altri rimarranno a casa. A Genova lo scossone è arrivato nel 2015. Dovevano entrare 275 studenti, invece in aula si sono trovati in 350 grazie al pasticcio dei test. I posti per gli specializzandi, di contro, erano solo 175 nel 2016.

Continua a leggere su Primocanale.