Consiglio regionale 02-12-2019

Il compito istituzionale di un sindacato è la tutela dei propri iscritti in merito

  • all’applicazione delle norme contrattuali,
  • alla dignità dell’attività che svolgono ed
  • alla sicurezza dei luoghi e nelle modalità in cui lo svolgono.

Per un sindacato di medici che si occupano quotidianamente della salute dei cittadini e quindi di un bene primario costituzionalmente sancito, è un dovere etico evidenziare, a chi gestisce la cosa pubblica e quindi il bene dei cittadini, situazioni potenzialmente pericolose per la collettività.

Negli scorsi anni, sia in sede nazionale che locale, la nostra organizzazione ha denunciato con forza, i gravi pericoli a cui il SSN e di riflesso il SSR sarebbe andato incontro.

Termini come gobba anagrafica e imbuto formativo che da alcuni mesi sono di utilizzo comune, sono stati coniati dal nostro centro studi che da 10 anni produce documenti, reports e proiezioni.

Fa riflettere che documenti di tale portata siano elaborati da un sindacato e quindi , per definizione, di parte, piuttosto che da fonti istituzionali deputate a tale mission.

Nel report presentato la scorsa primavera abbiamo già evidenziato le future carenze di personale medico in regione Liguria (carenza di circa 850 specialisti da qui al 2025 che toccherà principalmente le specialità di emergenza-urgenza, anestesia-rianimazione, medicina interna, radiologia, chirurgia, psichiatria).

Ma già ora la carenza di specialisti in particolari discipline è drammatica. Dai dati raccolti dalle nostre segreterie aziendali si evince un deficit attuale di specialisti di almeno 170 unità.

Tutto ciò porta ad un disagio lavorativo che diventa sempre più accentuato e non più sopportabile.

Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fuga dal SSN non è solamente imputabile ai pensionamenti ma ad una serie di fattori che rendono sempre meno attrattivo il lavoro medico nel settore pubblico. Da una ricerca effettuata dalla Segreteria regionale di ANAAO Piemonte si evidenzia che più 500 medici (circa il 6% del totale) si sono licenziati nell’ultimo anno e mezzo, scegliendo una attività nel settore privato.

Non abbiamo al momento gli stessi dati per la nostra regione ma questo fenomeno è comune e la causa principale risiede nel peggioramento delle condizioni di lavoro. E possiamo elencare alcune tra le cause che favoriscono questo esodo:

1) gli organici ridotti hanno portato a carichi di lavoro non più accettabili soprattutto per colleghi di età avanzata (ricordo che più del 50% dei medici italiani ha più di 55 aa).

2) il peso burocratico della professione è diventato preponderante sull’attività clinica.

3) lo scarso senso di appartenenza alle strutture in cui si lavora è palpabile. Spesso il management è visto come lontano e disattento ai nostri problemi.

5) Il crollo del valore economico della professione è ormai evidente. Netta è l’ asimmetria tra retribuzioni in regime pubblico e in regime privato . Gli aumenti dell’ ultimo contratto (dopo 10 anni di vacanza) non coprono neppure l’andamento inflazionistico.

6) Il rischio di denunce e contenziosi legali è elevatissimo(circa 35.000/anno) e tragicamente negli ultimi anni anche le aggressioni fisiche o verbali sono diventate comuni.

7) Le legittime ambizioni di carriera sono frustrate da ristrutturazioni aziendali che hanno portato, nella nostra Regione, ad una riduzione di più del 40% delle posizioni apicali.

Ma attenzione una sanità di qualità si basa su due fattori; il primo in assoluto su professionisti preparati e motivati, medici e non, ed in seconda battuta una organizzazione efficiente e coinvolgente con vertici aziendali capaci e adeguati alla mission. Scarsa numerosità, scarsa motivazione e scarsa soddisfazione si traducono in aumento delle fughe, allungamento delle liste d’attesa ed aumento del rischio clinico.

Inoltre la carenza di professionisti è una situazione comune a molti paesi europei in cui Il fabbisogno di personale medico è in crescita.

La Commissione Europea stima in 230.000 unità il fabbisogno di medici fino al 2023. Al momento 1500 laureati italiani ogni anno vanno all’estero allettati da maggiore soddisfazione economica e migliore qualità della vita lavorativa

E, nel prossimo futuro, bisognerà fare i conti, oltre che con l’emigrazione all’estero, con il regionalismo differenziato e la capacità attrattiva di regioni più ricche nei confronti dei nostri professionisti.

Il sistema delle assunzioni è ormai in affanno, anche per l’insufficiente partecipazione di specialisti ai bandi di concorso. Per mantenere in piedi i servizi si bloccano le ferie di interi reparti, si getta nel calderone qualsiasi tipo di risorsa con soluzioni originali e trovate nelle pieghe dei regolamenti.

Sono partiti, peraltro con scarso risultato, i bandi di assunzione di liberi professionisti già in pensione con conseguente apertura di problematiche di rilevanza enorme (responsabilità clinica, retribuzione, coperture assicurative, organizzazione, afferenza gerarchica). Questioni d cui avremmo voluto discutere con gli uffici preposti ricevendone un diniego.

Il risultato è che si tengono aperti i servizi con enorme difficoltà a prezzo di centinaia di migliaia di ore di straordinario non pagate e di migliaia di giorni di ferie non goduti.

Le diverse sigle sindacali hanno proposto una serie di misure ad Alisa ed aspettiamo da mesi le valutazioni del caso.

Questo problema non riguarda solo i medici e tutti gli operatori sanitari ma riguarda la vita e la salute di noi stessi e dei nostri cari.

Le soluzioni che prospettiamo, fermo restando che il problema deve essere affrontato a livello nazionale incrementando i fondi in modo sostanziale e revisionando globalmente il percorso formativo dei medici, non hanno la pretesa di essere esaustive ma nascono da chi quotidianamente vive un disagio degli operatori e dei pazienti che sta aumentando pericolosamente.

E allora le proposte sono :

  1. Partire con una attività serrata di concorsi con particolare attenzione agli specialisti MEU e specialità equipollenti ed affini evitando la consolidata prassi di assumere mediante contratti atipici. Superare l’inerzia delle aziende che procedono con lentezza esasperante all’espletamento dei concorsi.
  2. Accelerare le procedure di sostituzioni per maternità e gravi malattie
  3. Valorizzare le prestazioni con forme incentivanti sia per particolari situazioni (vedi affollamento dei PS, situazioni territoriali disagiate) sia per la riduzione delle liste d’attesa.
  1. Accelerare i tempi per il coinvolgimento dell’università , far partire rapidamente le reti formative affiancando la formazione universitaria a quella dei cosiddetti teaching hospital. Confidiamo nella stesura rapida dei regolamenti attuativi del cosiddetto decreto Calabria (dls 30 aprile 2019) che porterebbe alla possibilità di assumere a tempo determinato gli specializzandi del 4 e 5 anno.
  2. Rivalutare le carriere dei medici attraverso il doppio binario gestionale e professionale mediante l’ applicazione del nuovo contratto nazionale non appena entrerà in vigore.

Citando Theodore Roosevelt “fate ciò che potete con quello che avete dove siete”. Questo lo abbiamo fatto lo stiamo facendo e lo faremo, ma le risorse del sistema e degli operatori sono ormai vicine al livello di guardia . Grazie.

Dott. G.B Traverso

Segretario Regionale ANAAO-Assomed